CHIARA DEL SORDO

Va passando il rumore della festa

2018

Porto notti di luna
porto campi di fiori
porto il cielo e porto il mare
e dolori ancora più grandi.

(Trago fado nos sentidos, Amalia Rodriguez)

Quest'anno tornerò con la mia famiglia in Portogallo e sarà la terza volta.
Non mi era mai accaduto di voler tornare nello stesso paese anno dopo anno.
E' come se stessi scoprendo questo luogo a poco a poco ed il suo senso fosse permeato dal mio sentire prima ancora che dal mio vedere.
Il Portogallo ha una doppia anima: colori sgargianti su muri scrostati, l'energia irruenta dell'oceano che ipnotizza chi lo contempla, l'accoglienza gioviale di una popolazione nonostante la vissuta dittatura, le affollate attrazioni turistiche che si confondono nel dedalo di quartieri popolari ormai vuoti e desolati. Il Portogallo è saudade ed anche sguardo al futuro.
Comprendo che l'anima che più mi è entrata dentro - e che mi spinge a tornare - è quella che prende le distanze dalla folla e dai percorsi turistici, quella dei barrios populares, della storia e della memoria, dell'oceano, così enorme e vigoroso.
Un giorno una signora che vendeva vecchie chincaglierie ad una bancarella mi ha venduto circa un migliaio di vecchie fotografie, ritratti per lo più, dai primi del novecento agli anni '70.
Non sapevamo come le avremmo portate in Italia nelle valigie già colme ma impossibile non prenderle ed anche, oggi, pensare ad un viaggio fotografico senza di loro.



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